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Insegnare italiano in maniera innovativa si può!
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Insegnare italiano in maniera innovativa si può!

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“Il bambino non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere”  (cit. Francois Rabelais)

Ci sono tanti modi per fare matematica a scuola, che variano a seconda della classe e delle esigenze dei bambini che si hanno di fronte. L’Associazione Educatori Rinascimente vuole iniziare con il proporre una matematica laboratoriale che vuole porre al centro dell’azione educativa i bambini. Ne è un esempio la proposta formativa “Didalab” proposta per l’Associazione Educatori Rinascimente da Giosuè Verde e Nicoletta Napolano.

La scelta di utilizzare una didattica del fare come metodologia di insegnamento nasce dall’esperienza sul campo. Da tempo la lezione frontale annoia i normodotati, figli del digitale, ed esclude gli alunni diversamente abili o con disturbi specifici dell’apprendimento.

Una scuola fondata sul perseguimento dell’inclusione e sullo sviluppo delle competenze non può non tenerne conto. Nasce cosi l’esigenza di formare le docenti sulla didattica del fare, docenti ancorate al metodo tradizionale che esige produzione cartacea, trasmissione e non costruzione del sapere, un sistema di verifica che l’Invalsi ha bocciato perché legato esclusivamente alla valutazione delle abilità e non delle competenze effettive.

Il nostro metodo si basa sulla partecipazione attiva e costante degli alunni alla costruzione della lezione, che non è predeterminata, ma si sviluppa ogni volta in modo diverso e coinvolgente. Questa dimensione fa sì che si ottengano due risultati: i talenti “nascosti” dei bambini emergono e i bambini “diversamente abili” dimostrano quanto il termine sia appropriato alla loro specificità. Con la didattica del fare la piramide dei valori nella classe viene sconvolta: non di rado accade che chi solitamente si distrae nella lezione frontale e dà fastidio ai compagni, meravigli tutti per le capacità dimostrate, chi è ritenuto in ritardo di apprendimento impari prima di altri o dia dimostrazione di aver appreso laddove il giudizio della docente era diverso.

Cambiando il contesto operativo e mutando le modalità di svolgimento delle attività, chi si sente in genere estraneo al lavoro didattico della classe dà segnali ben differenti.

Se si valuta un pesce dalla sua capacità di salire su un albero passerà la vita a sentirsi uno stupido” affermava Einstein. E chi più di lui può rappresentare in pieno un esempio di come la scuola dalla lezione frontale demotivi ed escluda anche i talenti e non solo i bambini con difficoltà di apprendimento?

La creatività dell’alunno non va mortificata, ma promossa, incentivata ed apprezzata pubblicamente. E va altresì promosso lo spirito critico dei bambini, quello che ne fa soggetti pensanti, autonomi ed originali. Nei nostri circle time emerge chiara e forte l’esigenza che hanno i bambini di condividere tutto, soprattutto nel lavoro didattico realizzato a scuola. Un lavoro mirato allo sviluppo della collaborazione e non della competizione, perché quel bambino, domani, sarà un cittadino  che potrà benissimo fare a meno della seconda, mentre la prima ne determinerà il grado di civiltà e, spesso, il successo sociale.

Nella scuola dell’inclusione l’alunno non è oggetto dell’azione educativa, ma soggetto: si parte dalle sue preconoscenze, le si condividono in brainstorming, si realizza una mappa individuale per organizzare le idee e le informazioni ed individuare le carenze informative. Quindi si approfondisce l’argomento utilizzando gli strumenti più diversi, da quelli canonici come libri, enciclopedie, giornali, riviste a quelli digitali come portali di informazioni, siti didattici, Rai scuola, ebook e software interattivi.

Una volta che il quadro globale lo si è approfondito si lavora in circle time e si produce una mappa collettiva, che è il lavoro finale di tutta la classe e non del singolo alunno.

Il percorso di studio sovente si articola in quattro step che intendono offrire agli alunni la necessaria diversificazione delle attività, elemento che favorisce la partecipazione di tutti e dunque l’inclusione. L’argomento proposto in quattro modalità diverse viene acquisito pienamente e il sapere costruito condiviso e interiorizzato sia individualmente sia collettivamente.

I quattro step prevedono una prima fase di concretezza, dove il bambino utilizza materiali strutturati o autoprodotti tra i più disparati; si passa quindi a trasferire il gioco sul corpo, sia in palestra dove è possibile e sia in aula, ridistribuendo l’arredo e appropriandosi della disposizione dello stesso finalizzato ogni volta ad un uso diverso; la terza fase vede i bambini nella realtà virtuale, con attività alle Lim o sui pc, in internet o alle prese con software interattivi, audiovisivi o videogame; l’ultima fase è quella della verifica, con la proposizione di prove di tipo Invalsi, reperite sulla rete o, molto meglio, autoprodotte sia su supporto cartaceo che digitale.

Ovviamente nelle scuole non sempre sono disponibili i materiali, le risorse umane e gli strumenti adatti, ma la didattica laboratoriale, basata sul costruttivismo, non lo esige: è tutto un work in progress, un’attitudine operativa che la docente deve maturare e consolidare nel tempo. Anche lei ha frequentato la scuola della lezione frontale, quella scuola che insegna ai suoi allievi non a pensare, ma a cosa pensare. Destrutturare il proprio metodo di insegnamento e reinventarsene uno nuovo non è assolutamente facile. Noi vogliamo incoraggiare chi ha capito che non è più una scelta, ma un cammino che la scuola italiana ed europea ha finalmente abbracciato con convinzione.

Maggiori info sul corso “Didalab: la didattica creativa di italiano e matematica” tenuto dai formatori Rinascimente, Giosuè Verde e Nicoletta Napolano,  le trovate qui!