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Diversità linguistiche e culturali nella scuola di tutti. L’inclusione degli allievi con background migratorio in Italia

Diversità linguistiche e culturali nella scuola di tutti. L’inclusione degli allievi con background migratorio in Italia
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XIX Meeting sui diritti umani

in collaborazione con Oxfam e Regione Toscana

 

di Tiziana Chiappelli
Università degli Studi di Firenze

La scuola italiana e la scelta dell’integrazione

La scuola italiana ha scelto la via della integrazione a partire dal 1977, anno in cui vennero abolite le classi differenziali per i disabili (ovvero le classi composte di soli ragazzi con disabilità). Il termine usato per riferirsi all’inserimento di tutti i bambini e ragazzi nelle classi, indipendentemente dalla presenza di qualche disabilità, era integrazione. Con integrazione si indicava quel processo attraverso cui, condividendo un medesimo ambiente di apprendimento e con un adeguato sostegno, i soggetti ritenuti “diversi” – in questo caso i disabili – potevano avvicinarsi allo standard di “normalità” degli altri compagni, venendo dunque assimilati nel gruppo classe. Questo scenario, supportato da importanti interventi normativi, ha creato un modello pedagogico italiano che da tanti punti di vista è stato precursore degli attuali indirizzi a livello europeo. Per attuarlo furono introdotte nelle scuole delle nuove figure professionali, gli insegnanti di sostegno, e fu resa obbligatoria per legge la distribuzione degli studenti disabili nelle varie classi, in modo da evitare che fossero concentrati in una singola classe. Tale approccio, pur con i limiti che nel tempo sono stati rilevati da varie analisi e studi, ha costituito una pietra miliare nel cammino verso una scuola aperta e accogliente per le tante differenze, che non relegasse i “diversi” in spazi speciali separandoli dal resto dei propri compagni, ma che al contrario si impegnasse a creare il terreno per una costruzione della coesione sociale a partire dalle proprie aule. Molti sono stati i dibattiti pubblici a riguardo, non poche le resistenze e in alcuni casi anche le paure dettate dal pregiudizio dei genitori, ad esempio, preoccupati da una parte che il proprio figlio “diverso” potesse non avere la stessa attenzione ricevuta in una classe speciale, e dall’altra che i bambini e i ragazzi ritenuti “normali” venissero danneggiati in termini di apprendimento dalla presenza di alunni “con più difficoltà”. Ma il cambiamento culturale piano piano si è attuato e per la maggior parte delle persone, in Italia, è oggi considerata cosa scontata che i bambini vengano inseriti a scuola in base alla loro età: caratteristiche particolari come la presenza di disabilità vengono tenute in conto solo per attuare una equa distribuzione nelle classi allo scopo di non creare concentrazioni che, di fatto, costituirebbero di nuovo delle classi speciali.

Ma in anni più recenti, e in particolare a partire dal nuovo millennio, un altro fronte e un’altra sfida si sono profilati per la scuola italiana: con l’aumentata presenza di immigrati sul territorio nazionale anche la composizione delle classi scolastiche è mutata e, nel tempo, le presenze di studenti provenienti da altri paesi si sono moltiplicate: la scuola italiana si è fatta multiculturale. Nuove “diversità”, insomma, si sono affacciate sui banchi di scuola, e il dibattito sull’integrazione ha ripreso vita.

 

Diversità-linguistiche-e-culturali-nella-scuola-di-tutti.-Linclusione-degli-allievi-con-background-migratorio-in-Italia.pdf (32 download)